Quando l’Inps non tiene conto del codice “E”?

Pubblicato da Manuela Pagot il 26 ottobre 2018

I medici curanti possono indicare solo l’esenzione dalle fasce di reperibilità

Come mai Inps a volte non considera il codice E ed è prevista la visita fiscale?

Come chiarito nella circolare Inps n. 95 del 07/06/2016, l’ente può effettuare verifiche.

L’Istituto, come più volte precisato anche in sede giurisdizionale, ha, nell’ambito delle prestazioni di competenza, il potere-dovere di accertare fatti e situazioni che comportano il verificarsi o meno del rischio assicurativo, presupposto della prestazione. Pertanto, pur venendo meno, nelle fattispecie oggetto della norma, l’onere della reperibilità alla visita medica di controllo, posto a carico del lavoratore nell’ambito delle fasce orarie stabilite dalla legge, rimane confermata la possibilità per l’Inps di effettuare comunque controlli, sulla correttezza formale e sostanziale della certificazione e sulla congruità prognostica ivi espressa.

Tale principio risulta essere in linea con il generale sistema dei controlli da parte della pubblica amministrazione al fine di garantire, pur nel pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori, la corretta gestione della spesa pubblica, secondo i precetti di cui all’articolo 97 della Costituzione e le correlate pronunce della giurisprudenza di rango costituzionale.

Pertanto, le indicazioni contenute nelle linee guida costituiscono un punto di riferimento anche in ottica di possibili verifiche da parte dell’Inps e dei datori di lavoro in merito all’attestazione di eventi che danno diritto all’esonero dalla reperibilità.

Inutile chiedere al medico curante di indicare nel certificato di malattia il “codice E” per evitare i controlli: i medici non possono farlo e l’esenzione eventualmente riguarda le fasce di reperibilità, ma controlli concordati sono comunque possibili.


L’istituto di previdenza ricorda che le norme di riferimento consentono solo l’esenzione dalle fasce di reperibilità a fronte di:

- patologie gravi che richiedono terapie salvavita;

- stati patologici connessi alla situazione di invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%;

- e per i dipendenti pubblici anche a fronte di una causa di servizio rientrante in determinate tabelle allegate al Dpr 834/1981.

 

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Manuela Pagot

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